Girandola.

Onde memorare il bianco soave

dei lontani anni privi di catene,

lascio la speranza cambiar colore

costantemente, velocemente.

La girandola della vita che al vento

muove tutto e ritorna niente

e pare ferma e mostra il bianco,

un guazzabuglio di colori

nei futuri anni privi di catene.

V.

Al confine.

Di un battito si può vivere,

con un soffio sparire.

E se una lacrima crea un lago,

ora è la pioggia che prosciuga il dolore

e bagna gli occhi e consola l’animo.

Un respiro e annego e smetto di battere,

un respiro e mi ascolti e suono ancora.

E ricordami e amami ed allora vivo.

E abbracciami e parlami ed allora vivrò.

E tienimi stretta in un ricordo ed allora avrò vissuto.

Ci rivediamo al confine tra la memoria e il cuore.

V.

Sospiro.

Lascio cadere le braccia verso il suolo e,

alzando gli occhi al cielo annebbiato,

ripenso a come la mia vita sia racchiusa in dei sospiri

che annaspano nell’entrare e l’uscire dai miei giovani polmoni.

Eppure a fatica cerco di trasformarlo in un sorriso,

voglio che doni serenità a chicchessia contro gli affanni del core.

Sono stanca anche io di sospirare

così metto a fuoco, guardo il cielo,

sospiro…ancora…respiro.

Perché stupidamente dimentichiamo di riuscire a farlo?

V.

Oasi

Ho lasciato bruciare al sole quel fuoco che, col vento, si espandeva e ardeva

prepotentemente offuscando il mio pensiero, riducendolo in cenere.

Rimpiazzato dall’aridità che per anni ho combattuto, adesso riposo,

accettando un destino che non ho scelto e che stranamente ho creato

insieme a chi appiccava incendi con in mano un semplice accendino.

Eppure lo stesso ardore che ha distrutto, adesso mi consola,

mi illumina e da solo libera la mente dagli ingorghi affollati.

Avvolta da deserto, respiro sabbia e trasformo in roccia.

Mai avrei pensato che l’amaro assaporato potesse salvarmi dal mondo esterno.

Arido amore hai divampato a lungo ed ora spento hai fermato il tempo.

Non sono più quell’oasi su cui trovare rifugio, riposarsi e rialzarsi;

sono il terreno lasciato seccare, abbandonato alle intemperie,

nuova forma da plasmare, vuota e da colmare, ma viva.

Non ho più bisogno di gridare, il mio silenzio ovunque ed è parte di te.

V.

Lontananza.

Il momento in cui senti la rottura,
ove la distanza non è reale, la lontananza emerge
nei silenzi, nel distacco.
Ciò che era, non è più
ed io ho già vissuto tutto questo
ed io ho già sofferto tutto questo,
per la tua felicità sono già vuota.
Nella delusione non mi crogiolo,
devo prendermi cura di chi mi è vicino.
Non dimenticherò quando lo vorrai di nuovo:
ciò che era, non è più.

V.

Immagine.

Quando ti guardo negli occhi
il tuo sguardo fugge via
ed io lo rincorro strenuamente
perché so che vale la pena
vedere i tuoi occhi specchiarsi nei miei
e riflettere la tua immagine nei miei pensieri.
Ma fino a quando riuscirò a farlo?

V.

Ritmo calmo.

Pensieri martellanti a ritmi serrati
chiudono la mia mente in una morsa.
Respiro.
Affogo in una marea di supposizioni
e pesante affondo nell’ abisso cratere
che da anni scavo e da cui bramo uscire.
Respiro.
Chiudo gli occhi, inspiro, aria nei polmoni,
apro gli occhi, espiro, leggera … oblio.
Respiro
Calma.

V.

StoriEH?! #2 Benjiasmis Bottone. (Tratto da una storia non troppo falsa)

Bottone Benjiasmis era proprio un cattivone! Voleva sempre attaccare bottone ma senza ago e filo non poteva… così comprò una pistola.
– Come sono figo con questa pistola! Con questa pistola posso rapinare la salumeria e comprare con i salumi ago e filo per i bottoni!
Allora costruì un passamontagna con ago e filo ma morì per vecchiaia. Poraccio, non aveva ago e filo!
Il giorno dopo finì il passamontagna per la rapina e prese la pistola ma, prima di rapinare il salumiere, doveva vedere se era ancora figo, così si guardò allo specchio.
– Ah! Un ladro!… – disse bottone.
– Ah! Uno Zombie! – disse lo specchio.
Benjiamsmi impaurito sparò e uccise lo specchio.
Ma lo specchio si arrabbiò e uccise Bottone.

Lo specchio non amava i Bottoni.

V.

Oltre la stanchezza.

Oltre la stanchezza della mente,
il cervello tace, urla e mente
come quella scalata infinita
cui la cima si cela tra le nuvole.
La meta è vicina ed io a metà resto
spaccata dalla fatica di un buon cuore
che cerca di sopravvivere al veleno
che circola silenzioso nelle vene materne.
Quanta fatica costa un sorriso
oltre la stanchezza della mente.

V.