Lontananza.

Il momento in cui senti la rottura,
ove la distanza non è reale, la lontananza emerge
nei silenzi, nel distacco.
Ciò che era, non è più
ed io ho già vissuto tutto questo
ed io ho già sofferto tutto questo,
per la tua felicità sono già vuota.
Nella delusione non mi crogiolo,
devo prendermi cura di chi mi è vicino.
Non dimenticherò quando lo vorrai di nuovo:
ciò che era, non è più.

V.

Senza parole.

Non ho più parole.
Mi distraggo con il suono di una dolce canzone,
ascolto la voce dei miei lenti battiti
e realizzo ciò che non c’è
ma non ho più parole.
Adesso sono stanca, stanca e senza parole.

V.

Immagine.

Quando ti guardo negli occhi
il tuo sguardo fugge via
ed io lo rincorro strenuamente
perché so che vale la pena
vedere i tuoi occhi specchiarsi nei miei
e riflettere la tua immagine nei miei pensieri.
Ma fino a quando riuscirò a farlo?

V.

Voglio parlarvi di un fatto importante…

A settembre di quest’anno abbiamo scoperto che mia madre ha il tumore al seno. E’ stato un fulmine a ciel sereno, anzi… mica tanto considerando le cose successe nella mia famiglia nei mesi precedenti. ( non sto qui a parlarne).

Ricordo che quando ci diedero la notizia mio padre era distrutto, non l’ho mai visto così: stanco, inerme, scavato in viso per lo stress con gli occhi lacrimanti e spenti. Mio fratello non voleva sapere neanche cosa stesse succedendo, non riusciva ad ascoltare né aveva voglia di realizzare la cosa; io, invece, cercavo di razionalizzare al massimo la condizione: “forse l’abbiamo preso in tempo”, “non è più come un tempo, non la perderò”, “ce la farà, è forte, il suo corpo reagirà bene”.

Mia madre ha scoperto il tumore per caso. Era andata dalla ginecologa per tutta altra questione e lei, così come prevede il controllo annuo, le ha effettuato la palpazione al seno ed ha notato che qualcosa non andava.

Mamma inizialmente non ha dato molto peso alla cosa, non pensava fosse qualcosa di grave così non ha neanche pensato di approfondire i controlli; fino a quando palpandosi il seno da sola ha realizzato che qualcosa effettivamente non andava.

La prassi per questo tipo di malattie è piuttosto lunga, i controlli sono numerosi così come gli spostamenti dalla casa all’ ospedale. Quello stronzo aveva iniziato a fare delle metastasi e stava cercando di diffondersi e crescere.

Devo dire che mia madre, anche un po’ ingenuamente su quello che le aspettava, ha preso con filosofia il tutto: “ok, ce l’ho, non ci posso fare niente. Perché mi è successo? Non lo so ma è inutile che ci penso e mi lamento perché tanto sta lì ed ora devo solo cercare di levarlo e sperare. Sarà dura, pazienza, non ci posso fare niente, devo farlo e basta. Andrà tutto bene”.

Mia madre ha perso sua madre all’età di 4 anni proprio per questa brutta malattia, per un attimo ho pensato che la cosa potesse abbatterla ed invece nonostante tutto lei è stata e continua ad essere una forza della natura. Sono così fiera ed orgogliosa di lei, lo sono sempre stata. Non fraintendetemi, ha avuto da piangere un bel po’ (anche se ha sempre cercato di nasconderlo) ma se c’era anche una minima cosa per cui sorridere, lei lo ha fatto.

A dicembre si è operata: un mercoledì è stata ricoverata, giovedì l’operazione, venerdì già a casa. Le hanno rimosso il quadrante inferiore del seno sinistro. Il suo caso è stato  molto complicato, il più complicato della giornata, il chirurgo c’ha tenuto tanto a specificarglielo.

Mentre aspettavamo la fine dell’operazione, mio padre era fuori il reparto, piangeva e camminava, mio fratello inseguiva mio padre e piangeva insieme a lui ed io ridevo perché non li avevo mai visti così: non riuscivano più a ragionare, avevano completamente perso di lucidità; era tutto troppo surreale e a me veniva da ridere, che ci potevo fa? Cioè se li aveste visti probabilmente avreste riso anche voi, o forse no, non lo so. Per me era assurdo… perché piangere?

Sarebbe andato tutto bene e se mamma ci avesse visto in quello stato sarebbe andata su tutte le furie. Perché piangere?

Il post- operazione non è stato facile e naturalmente sono stata tutta la giornata con lei.

Tuttavia dopo una decina di ore , anche se ancora dolorante, stava già meglio e il suo viso era tornato ad un colorito normale.

La sera ci dissero che probabilmente il giorno dopo sarebbe stata anche dimessa. E’ così fu.

Incredibile, appena tornata, anche se avevo provveduto a rendere la nostra casa di una pulizia immacolata, voleva già mettersi all’opera. Dopo 2 secondi ( non sto scherzando! Il tempo di fare qualche battuta sul fatto che per avere casa pulita in quel modo si doveva far venire il tumore, di iniziare a dare ordini a destra e a manca e chiedermi di aiutarla a toglierle le scarpe) ha capito che la stanchezza era troppa e così si è calmata, seduta e riposata. Non era in gran forma ma per una che aveva appena subito un’operazione, cavoli che potenza! Anche fin troppa, dato che gli infermieri ed i dottori poi l’hanno rimproverata severamente “LEI DEVE STARE A LETTO! MICA L’ABBIAMO MANDATA A CASA PER FARLA STARE Lì A FARE CASINI?! SI DEVE RIPOSARE!”.

Le cose poi sono andate tranquille, lei doveva solo riprendersi dall’operazione ( hai detto niente…).

Per quanto riguarda me invece, la verità è che un paio di giorni dopo l’operazione, dopo circa 3 mesi di pensiero razionale, sono crollata; tra l’altro per una causa scatenante stupidissima.

Il 6 dicembre mia madre si è operata, il 7 è tornata a casa, il 9 dicembre avevo una gara di Kung fu e sulla strada per andare al palazzetto fui assalita dai sensi di colpa e dalla rabbia per averla lasciata a casa, anche se in realtà era con la metà della mia famiglia ed io ero via per sola mezza giornata. Non ero lì ad occuparmi di lei, della casa e della mia famiglia…sono crollata, non riuscivo a smettere di piangere e la gara non è andata neanche così bene come speravo (Ho portato a casa due bronzi ed un oro ma va beh :3 ). Avevo una voglia insensata di prendere a testate in bocca tutti i giudici e tornarmene dritta a casa…perché non l’ho fatto vi starete chiedendo: mia madre si sarebbe alzata dal letto per mandarmici a calci in culo a quella gara, ecco perché hahahahah.

Dopo 30- 40 giorni dall’operazione è iniziata la chemioterapia, i dolori, le nausee, la perdita dei capelli ecc.

La chemio i primi 10 giorni è da bollino rosso, dopo le giornate sono altalenanti ma lei ha la forza per uscire e vivere il resto del mese in un’apparente tranquillità, anche se il suo fisico comunque è stanco quindi è sempre meglio non strafare…Ti iniettano del veleno sperando che ceda ed uccida prima il tumore che il tuo corpo.

Circa 8 mesi di chemio tra le 4 temibili e terrificanti siringhe ROSSE, le sottovalutate e biologiche 4 BIANCHE più i medicinali e le altre siringhe che servono per stabilizzare i valori delle analisi; tutte con i loro effetti collaterali annessi e connessi e tutti particolarmente scassaballe.

Nonostante ciò questa esperienza ci sta unendo sempre di più e non sono comunque mancati momenti al limite del TRAGICOMICO!

Questa ve la devo proprio raccontare! Per dirvi la pazzia che alberga in casa mia!

Mia madre un giorno si sveglia e si rende conto che le stanno cadendo le ciocche di capelli.

Prima di perderli aveva già provato una parrucca bionda ma avendo ancora i capelli l’effetto era un capello alla Nino D’ANGELO ed alla ENZO PAOLO TURCHI. Le risate mentre si provava quella parrucca non ne avete neanche idea!

-“VALEEEEEEERIAAAAAA VIENI A VEDERE!”… cavolo dal tono di voce , sembrava quasi una cosa bella!

Arrivo da lei: “Mamma cosa c’è?!che è!??”; si passa la mano tra i capelli e le rimangono delle ciocche in mano. Lei con una faccia stupita “Guarda qua! Se ne stanno cadendo! Assurdo!”; ed io: “Uh! Stanno cadendo veramente!” e lei che continuava ad inseguirmi per tutta la casa co ste ciocchette in mano con quella faccia meravigliata passandosi la mano nei capelli e facendomi vedere quanti ne cadevano ogni volta che faceva quel gesto. Naturalmente non era felice della cosa e le si leggeva in faccia! ma nonostante ciò continuava a mostrarli a tutti (tranne a mio fratello, che proprio non ce la faceva) con una faccia stupita, al limite del divertimento e triste allo stesso tempo. Assurdo vedere tutte quelle emozioni in un unico momento.

Come se dicesse “Mannaggia stanno cadendo, però assurdo come stanno cadendo eh? Davvero incredibile sta cosa! Cioè guarda? Non è assurdo?”

Dopo un paio di giorni i capelli si erano molto indeboliti e hanno iniziato a cadere con più frequenza.

Un giorno mio padre entra in camera nostra con la macchinetta per rasare i capelli e dice tutto esaltato e con uno strano sorriso sadico sulle labbra “RAGAZZI VADO A FARE IL MELLONE A VOSTRA MADRE!!! AHAHAHAHAH!”. Prima di continuare, vi devo dire che mio padre è da quando aveva 35 anni che ha una bella pelata ed è da sempre stato fissato con i capelli corti ed il volerli rasare.

Le battute a GOGO su questa cosa; robe sul fatto che adesso sarebbero sembrati gemellini e che tra poco anche mio fratello si sarebbe unito a loro visto che anche lui, come può accadere alla maggior parte dei maschi ad una certa età, sta perdendo i capelli. Il “ma come sto?” di mia madre seguito da “ma che me frega tanto mo se ne cadono! Ahahah”.

Dopo una settimana mio padre nota che qualche capello sta ancora crescendo e quindi le dice “ MA SECONDO ME E’ MEGLIO CHE TE LI RASO N’ALTRO PO’!” e mia madre “ MA TU SI SCEM’!?? PIENS A TE OI CHE NUN E TIEN POP’!” tutta divertita.

Neanche un paio di giorni fa stavamo ridendo proprio su questo piccolo aneddoto.

Ora lei porta dei bellissimi turbanti, in serate speciali utilizza la parrucca ed anche se all’inizio aveva vergogna a mostrarsi senza capelli, è da un po’ di tempo che davanti a me non si crea più questo problema. Forse perché le ho accennato che mentre dorme il suo cappellino si leva e quindi la pelatona gliela vedo lo stesso ahahah.

In ogni caso sono contenta che non prova più imbarazzo a mostrarsi senza capelli. E’ sempre è comunque una bellissima donna.

Non è per niente semplice, non lo è per chi le è vicino, figuriamoci per lei. Al di là delle battute, devi abituarti alla situazione ed inizi a sperare in cose strane del tipo “Speriamo che le analisi escano bene, così si fa subito la chemio ed è una in meno”, “menomale…questo mese non sta così male”, “Speriamo non perda il sorriso”, “speriamo che non prendo il raffreddore, la febbre, l’influenza… non sia mai, MI CHIUDO IN QUARANTENA!”.

La parte più brutta nell’affrontare questo percorso è vedere come le altre persone reagiscono a tutto questo… Spariscono.

Non parlo solo delle persone amiche ma anche proprio della famiglia. Deludono tutti allo stesso modo.

Ci sono quelli che minimizzano, quelli che lamentano di problemi più gravi CHE NON LO SONO mettendoli addirittura sullo stesso piano, quelli che piangono e non ce la fanno a venirti a trovare, quelli che provano pena, che non hanno il coraggio di farti una chiamata o mandarti un messaggio perché << poi non so di cosa parlarti…cosa dirti>> e la cosa si riflette indirettamente anche su noi figli e con i nostri “amici”, manco stessimo tutti lì a lamentarci, a piangerci addosso ed a parlare del tumore di mamma 24 ore su 24.

Davvero la quantità di persone che rompeva il cazzo per ogni minima cosa quotidianamente, è sparita dalla circolazione, volatilizzata… e se la incontri per strada, puoi notare nei loro occhi l’imbarazzo per non essersi resi neanche un minimo presenti o la solita frase “devo venirla a trovare a tua mamma/ le devo fare una chiamata/ mo le mando un messaggio / salutamela!”. MA PORCA VACCA, SALUTALA TU! COME HAI FATTO OGNI GIORNO PER TUTTI QUESTI CACCHIO DI ANNI CHE TI LAMENTAVI ANCHE SE TI SALTAVA L’UNGHIA DEL PIEDE!

Più sparisci, più l’imbarazzo aumenta, più ti sembra difficile provare a riallacciare il rapporto.

La mia famiglia si è spaccata la schiena, ce la siamo spaccati tutti per mantenere la normalità, per far sì che la nostra quotidianità non venisse ribaltata completamente da questa situazione. Posso dire che ci siamo riusciti nonostante la preoccupazione, l’ansia, lo stress e la fatica abbiano inciso su molte cose: lo studio, il lavoro…la nostra vita.

Mia madre non ha voglia di essere compatita da queste persone ed adesso quasi preferisce non doverle sentire ed averci a che fare, sono loro a farla sentire malata. Una vera delusione e la cosa non sarà dimenticata.

La cura è ancora lunga, la terapia dopo la fase della chemio continuerà con la radio e la pillola ormonale da prendere nei prossimi 5 anni.

Ci sarebbero da dire tante cose ancora, mi sarei voluta soffermare un po’ di più su alcuni aspetti e mi scuso profondamente se nel parlare posso aver urtato la sensibilità di chi ha affrontato o sto affrontando tale malattia e leggendo abbia riscontrato il mio essere molto riassuntiva in alcuni punti quasi a non far trasparire la gravità della cosa. Il mio post però ha un fine diverso dal semplice raccontare ciò che lei e tutti noi stiamo affrontando in questo momento.

Voglio dire a queste persone di non mollare, di non sentirsi sole, di reagire e sperare sempre per il meglio, di sfogarsi, piangere e combattere per non perdere il sorriso, di fare tutto ciò che si può e si vuole fare in quel momento, di non ascoltare coloro che passandoci tendono a dire cose del tipo “Eh, tu ancora devi vedeeeere”,quasi augurandovi il peggio perché  è vero che la cura è la stessa per tutti ma i corpi reagiscono tutti in maniera differente, soprattutto la mente reagisce differentemente e come si reagisce è quello che conta e frega il dolore, di non rifiutare l’aiuto di chi vi sta accanto, di non sentirvi in colpa per quello che faranno per voi e vogliono fare per voi.

Siate forti! E per favore non dimenticate di fare controlli di PREVENZIONE!

Mia madre mi ha insegnato così tanto e non ha mai smesso di ascoltarmi in questi anni. Per me non sono stati semplici, avrei voluto delle persone al mio fianco che non ci sono state e che con difficoltà alla fine ho dovuto lasciare andare perché anche se del bene è rimasto… non basta più; di accogliere ciò che di nuovo è entrato nella mia vita portandomi gioia e soddisfazioni; ciò che è rimasto , chi è rimasto senza mai andarsene, restando parte della mia vita e soprattutto facendomi sentire parte della sua; di aver saputo prendere decisioni giuste anche se dolorose ecc. […]

A mia madre vorrei dire così tanto al punto da non riuscire ad esprimere quanta gratitudine, rispetto, ammirazione ho nei suoi confronti, quanto sono fiera di vederla sorridere nonostante tutto, anche dopo nottate insonni per i dolori.

L’unica cosa che mi viene da dirle è che le voglio bene, più della mia stessa vita, e che alla fine LO SO andrà tutto bene, perché non è sola e supereremo tutto insieme, come abbiamo sempre fatto.

La strada è ancora lunga, i piedi fanno male ma se avrai bisogno delle mie spalle su cui appoggiarti…io ci sarò, come sempre. ( è non fa niente se sei un po’ cicciona ed io peso solo 50 kg. Giuro che ce la faccio comunque ahahaha)

 

Mi scuso per gli errori, ma ho scritto di getto.

 

V.

Ritmo calmo.

Pensieri martellanti a ritmi serrati
chiudono la mia mente in una morsa.
Respiro.
Affogo in una marea di supposizioni
e pesante affondo nell’ abisso cratere
che da anni scavo e da cui bramo uscire.
Respiro.
Chiudo gli occhi, inspiro, aria nei polmoni,
apro gli occhi, espiro, leggera … oblio.
Respiro
Calma.

V.

StoriEH?! #2 Benjiasmis Bottone. (Tratto da una storia non troppo falsa)

Bottone Benjiasmis era proprio un cattivone! Voleva sempre attaccare bottone ma senza ago e filo non poteva… così comprò una pistola.
– Come sono figo con questa pistola! Con questa pistola posso rapinare la salumeria e comprare con i salumi ago e filo per i bottoni!
Allora costruì un passamontagna con ago e filo ma morì per vecchiaia. Poraccio, non aveva ago e filo!
Il giorno dopo finì il passamontagna per la rapina e prese la pistola ma, prima di rapinare il salumiere, doveva vedere se era ancora figo, così si guardò allo specchio.
– Ah! Un ladro!… – disse bottone.
– Ah! Uno Zombie! – disse lo specchio.
Benjiamsmi impaurito sparò e uccise lo specchio.
Ma lo specchio si arrabbiò e uccise Bottone.

Lo specchio non amava i Bottoni.

V.

Oltre la stanchezza.

Oltre la stanchezza della mente,
il cervello tace, urla e mente
come quella scalata infinita
cui la cima si cela tra le nuvole.
La meta è vicina ed io a metà resto
spaccata dalla fatica di un buon cuore
che cerca di sopravvivere al veleno
che circola silenzioso nelle vene materne.
Quanta fatica costa un sorriso
oltre la stanchezza della mente.

V.

Messaggio di Fine Anno.

So già che questo 2019 sarà un anno molto più impegnativo rispetto ad un 2018 che ci ha davvero messo a dura prova. Davvero molte le delusioni inaspettate, le brutte situazioni, le perdite ma tantissimi nuovi percorsi, nuove amicizie e piccoli traguardi raggiunti. Quel che è andato perduto lo porterò sempre nel cuore con il suo dolore; quel poco che ho costruito di buono, che di certo non mi è stato regalato e che mi è costato fatica e sacrificio, lo difenderò ad ogni costo.
Ho ancora tanto da imparare (imparare a vivere) ma so di potercela fare.
Ringrazio per ciò che ho, quello che resta, chi resta ed, anche se non mi aspetto nulla da questo nuovo anno che già si prospetta problematico, spero e mi auguro che non mi porti via o porti altra sofferenza a quello che di bello è rimasto nella mia vita. Per me non voglio altro, non ho nessun proposito se non quello di riuscire a proteggere, difendere e dare forza a chi amo e voglio bene, persone a cui auguro serenità,salute e tanto amore.

Per voi un buon, sereno e felice 2019.

V.

Il guscio.

La verità ti pugnala alle spalle,
non è facile, nè dolce.
Hai tentato di avvicinarmi
E ,quando ho deciso di tenderti la mano,
ci hai sputato sopra con un sorriso.
Spero ti sia divertita a rompere la mia corazza.
Ora goditi il mio guscio di squame e spine.
La verità ti pugnala alle spalle.
Avevo ragione su tutto.

V.

Idra.

Allora poni su di me la maschera che vuoi.
Mostrami al mondo come l’idra che ti ha morso,
come il mostro dalle innumerevoli teste
che ha rivelato il tuo veleno.
La verità è un’altra… la finzione è tutta vostra.
Ed io mostro non esisto.

V.